Ultima modifica: 12 Marzo 2019
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URSULA HIRSCHMANN, MADRE D’EUROPA

Il giorno 23 febbraio, una delegazione di studenti delle quinte classi della nostra scuola, accompagnata dalla professoressa de Rienzo, si è recata presso l’istituto “Amerigo Vespucci” per assistere ad una conferenza dedicata ad Ursula Hirschmann, una delle madri d’Europa, una cioè di quelle donne protagoniste in prima persona di molte conquiste politiche e sociali, oggi fondamentali. L’affascinante storia di Ursula Hirschmann, della sua vicenda umana e del suo impegno politico per un’Europa libera ed unita è stata raccontata con passione dalla storica milanese Silvana Boccanfuso. Nata a Berlino il 2 settembre 1913 da una famiglia ebraica di estrazione borghese, Ursula si oppose da giovanissima alle convenzioni della sua classe sociale e tradusse questa sua apparizione in passione politica. Studentessa di lettere all’Università di Berlino, stimolata dal fratello Albert-Otto Hirschmann che diventò in seguito un famosissimo economista, si avvicinò agli ambienti della gioventù social democratica, perché il socialismo le pareva una scoperta, una conquista. Ursula inizialmente partecipò per lo più a gruppi di discussione e riflessione fondamentali per la costruzione delle sue future convinzioni politiche.
L’immobilismo però dei social-democratici rispetto all’ascesa di Hitler la pose in una posizione critica nei confronti del partito social-democratico tedesco. Ursula, tuttavia, senza perdersi d’animo, si avvicinò a gruppi di resistenza comunisti. Nel 1933, anno in cui iniziò la dittatura nazista, fu costretta a scappare in Francia con il fidanzato. La sua fuga fu accompagnata sia da una certa spensieratezza romantica sia dall’ultima convinzione che avrebbe presto fatto ritorno in patria. I radicali cambiamenti che Ursula attraversò in questa fase la allontanarono dalla Germania e la avvicinarono sempre di più all’idea del Federalismo europeo. Nella fuga in Francia Ursula fu accompagnata da Eugenio Colorni, un intellettuale conosciuto tra i banchi dell’Università di Berlino. Lei lo seguì in Italia a Trieste, se ne innamorò e lo sparò nel 1935. Insieme con il marito Ursula, per saziare il suo appetito di azione, partecipò ad attacchi antifascisti fino a quando Colorni, scoperto ed arrestato venne condotto in esilio a Ventotene, una piccolissima isola del mediterraneo che si presentava divinamente al confino. Ursula riuscì ad ottenere l’autorizzazione a seguire il marito sull’isola trasformando una situazione difficile in un’occasione unica. I due,
infatti, strinsero rapporti con gli altri intellettuali antifascisti con diverse visioni politiche e formazioni culturali ma compatti nell’opposizione al fascismo: avevano un sogno che li accomunava, il sogno di creare un’Europa senza sangue né guerre. Questo gruppo di intellettuali nel 1941, quando il conflitto mondiale sembrava destinato ad essere vinto dalle forza totalitarie, riuscì a guardare avanti e a mettere a punto un documento, “Il manifesto di Ventotene”. In esso si tracciavano le linee guida di quella che sarebbe stata la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, prefigurando l’istituzione di una federazione europea dotata di un Parlamento eletto a suffragio universale e di un governo democratico, con poteri reali in settori come l’economia e la politica estera. Tutti conoscono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni perché sono passati alla storia come gli artefici del Manifesto, ma pochi sanno che fu proprio Ursula Hirschmann a contribuire in maniera determinante a quel documento e a diffonderlo in Italia ed in Europa. La storiografa riconosce ad Ursula e ad Ada Rossi, moglie di Ernesto Rossi, l’opera di diffusione del Manifesto: fu infatti Ursula, libera di tornare sulla terraferma in qualsiasi momento, ad entrare dall’isola portando con sé il Manifesto scritto su cartine di sigarette, nascosto nel bordo del pellicciotto e a ricopiarlo per diffonderlo negli ambienti antifascisti. Ciò che invece la storiografa non riconosce alle due donne, perché non ci sono prove scritte, è la loro partecipazione al dibattito intellettuale che diede origine al Manifesto. Questo è ingiusto soprattutto nei confronti di Ursula Hirschmann, una donna che aveva difeso il federalismo fino alla fine dei suoi giorni. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1991, non aveva mai abbandonato il sogno di un’Europa unita. Nel 1975 Ursula, prima di essere colpita da una aneurisma cerebrale, fondò l’associazione “ Femmes pour l’Europe” a Bruxelles, un movimento costituito dai rappresentanti femminili della politica e della cultura europea con il fine di promuovere la partecipazione paritaria delle donne nei più svariati ambienti sociali. Purtroppo spesso si parla, e perciò tutti li ricordano, dei padri dell’Europa, dei loro meriti intellettuali, del loro fervore rivoluzionario, ma altrettanto spesso ci si dimentica di concentrarsi sulla controparte femminile, sullo sforzo compiuto da quelle madri europee, senza le quali molte conquiste politiche e sociali non avrebbero visto la luce. Scopo di quest’incontro è stato proprio quello di voler rendere vivo il ricordo di queste donne, a cui la storia non ha dato la giusta importanza.

Maria Elena Farella 5 A T,
Gaetano Lisena 5 A T, Domenico Barile 5 B SIA

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